Tinture naturali per i tessuti: quali sono?

tintura tessuti per sacchetti

Curcuma, zafferano, henné, ma anche rosmarino, alloro e erbe aromatiche non sono soltanto ingredienti per piatti prelibati in cucina, ma anche alcune delle basi più note per tingere i tessuti in maniera naturale. Il mondo del colore su stoffa ha moltissime sfumature e sfaccettature, nonché una storia millenaria, ma in questi anni - che hanno visto una crescente attenzione al tema della sostenibilità - uno degli aspetti più esplorati è proprio quello delle tinture naturali.

Estratti o polveri possono essere realizzati a partire da moltissime piante, fiori, foglie, bucce, cortecce, frutti o radici diverse e, in base al tessuto che vogliamo tingere, emergerà un colore differente. La tintura naturale, è bene sottolinearlo, agisce soltanto sulle fibre naturali come cotone, canapa, lana e lino. Inoltre, non permette di ottenere colori sgargianti e brillanti come le tinture sintetiche, né lo stesso tipo di resa su grandi quantità.

Queste sono le ragioni per cui non sono ancora molte le realtà industriali che hanno optato per la tintura naturale sui propri prodotti, ma chi desidera puntare su sostenibilità e artigianalità potrebbe farne un elemento di personalizzazione e, quindi, un punto di forza!

Tinture naturali: scegliere i tessuti adatti

Prima ancora di approfondire quali sono i tipi di tinture naturali per i tessuti, è importante soffermarsi su quali stoffe sono adatte. L’abbiamo anticipato, questa tecnica funziona solamente su fibre naturali di origine vegetale al naturale. Quindi un tessuto di cotone, oppure di lana o anche di lino bianco o panna è perfetto per sperimentare con i colori in questo modo. Al contrario, se è presente una percentuale di fibra sintetica, non sarà possibile tingere il tessuto perché le fibre sono assorbiranno il colore.

Altrettanto importante è sapere che un bagno di curcuma, ad esempio, non ci restituirà lo stesso giallo su tessuti diversi. Una caratteristica delle tinture naturali è proprio il fatto che ogni tipo di fibra reagisce in maniera differente: la lana potrebbe assorbire molto colore e risultare di un giallo acceso, mentre la canapa di un giallo molto tenue. È la parte divertente delle tinture naturali! Per questo, a chi desidera sperimentare suggeriamo di fare un primo bagno di colore a degli scampoli di tessuti di fibre varie e osservare così i risultati!

Ecco il risultato della tintura naturale sul cotone: una pochette in cotone canvas pesante, di colore grigio.

Prima di tingere i tessuti, inoltre, c’è una fase da non dimenticare chiamata “mordenzatura”.Lo scopo è predisporre le fibre alla ricezione dei pigmenti colorati. Esistono varie scuole di pensiero a proposito di come realizzare questa preparazione: c’è chi immerge il tessuto per una notte intera in una soluzione di acqua e cremor tartaro, chi invece preferisce fare sobbollire la stoffa in acqua e sale grosso. In ogni caso, la mordenzatura è indicata per tutti i tipi di tessuti naturali che desideriamo tingere perché permette al colore di aderire e a noi di ottenere il nostro tessuto colorato come lo immaginiamo!

Tipi di tinture naturali

Sono moltissime le piante, le erbe, le spezie e gli ortaggi che possiamo utilizzare per tingere i tessuti, altrettante le sfumature che possiamo ottenere. Ma è bene ricordare che non tutti i colori si possono realizzare naturalmente. Non è un caso che storicamente il blu era considerata una tinta nobile, questo perché era molto difficile reperire in natura l’indaco per ottenere questo colore. Molto più frequenti, invece, i rossi, i gialli o i verdi.

Ecco qualche esempio di elementi naturali da cui ottenere colori molto comuni:

  • rosso da Rubia Tinctorum (o robbia), Ceasalpina Brasiliensis, Carthamus tinctorium (o falso zafferano) e Bixa orellana;
  • giallo dalla camomilla del tintore, dalla ginestra, dal gelso, dalla betulla, dalla curcuma o anche dalla Reseda luteola;
  • arancione dalla calendula, dal tagete o dal Coreopsis, dall’hennè;
  • marrone dalle cortecce varie, dal noce, dal castagno, dal melograno o dalle galle di quercia;
  • verde dagli spinaci, dalle ortiche, da alcune foglie come quelle d’alloro, di betulla, di castagno, o di noce;
  • viola dai mirtilli o dal legno di campeggio;
  • blu dall'indaco.

I più creativi possono sicuramente sperimentare le tinture naturali direttamente a partire dalle erbe, ma esistono in commercio estratti e polveri realizzati a partire dagli stessi ingredienti e pronti per l’utilizzo. In particolare, possiamo scegliere la soluzione più adatta alle nostre esigenze tra tre opzioni:

  1. coloranti diretti che vengono sciolti in acqua e tingono direttamente la fibra;
  2. coloranti a mordente che richiedono l’utilizzo di un fissante che, sciolto in acqua insieme all’erba tintoria e al tessuto, permette al colore di legarsi alla fibra
  3. coloranti al tino che devono subire un processo di riduzione chimica in condizioni alcaline per poter essere sciolti in acqua e, dunque, tingere il tessuto.

Si può usare la tintura naturale in ambito industriale?

È naturale chiedersi se è possibile utilizzare questo tipo di tinture anche per brand o realtà commerciali o industriali, anche piccole. L’intero procedimento è più lungo rispetto a quello delle tinture sintetiche, la durata del colore e la resistenza alla luce è inferiore e anche la solidità del colore è meno omogenea. Non deve sorprenderci, ad esempio, che il colore non risulti compatto o identico sull’intero tessuto che abbiamo tinto.

Questi elementi fanno sì che, ad oggi, siano poche le aziende che hanno optato per la tintura naturale per i propri prodotti, ma questa potrebbe essere la strada giusta per realtà piccole dalla forte sensibilità green. Anche le imperfezioni del colore evidenziano l’artigianalità e da possibile difetto può diventare il valore aggiunto del proprio tessuto.

Per realizzare una tintura naturale veramente sostenibile è, però, importante utilizzare un mordente naturale. Come spiegavamo, ci sono coloranti diretti che hanno bisogno soltanto dell’acqua per tingere la fibra, ma la maggior parte richiedono un passaggio ulteriore per fissare il colore. Esistono, però, tipi diversi di mordente: il cloruro di sodio, ovvero il classico sale da cucina, oppure l’acido acetico diluito, quindi l’aceto, sono naturali e non comportano problemi di smaltimento delle acque. Al contrario, invece, quando si utilizzano sostanze come il bicromato di potassio, il cloruro stannoso, il solfato di rame o il solfato di ferro, bisogna considerare che vanno a contaminare l’acqua nella quale abbiamo tinto il tessuto e, quindi, va poi tratta in maniera da non risultare inquinante.

Sappiamo che per i consumatori la sostenibilità è una priorità, per questo è importante monitorare ogni passaggio della filiera produttiva e, nel caso delle tinture naturali, compiere scelte che rispettino l’ambiente in ogni fase. Erbe, bucce, cortecce e talvolta anche materiali di scarto sono perfetti per tingere in modo green, finché si rispetta anche l’ambiente dove crescono.