Viaggio nella storia della tintura dei tessuti

colorazione sacchetti di tessuto

La tintura è un’arte antichissima, nata nelle Indie e praticata già prima della costruzione delle piramidi egizie. Le prime tinture erano a base di spezie che, lavorate, permettevano la colorazioni dei tessuti. Nel corso dei secoli sono stati fatti enormi passi avanti nelle tecniche di tintura: inizialmente i procedimenti erano a base di prodotti naturali ed ora sono invece chimici, inoltre, mentre le tinture tessili in antichità erano applicate solo a stoffe naturali come i tessuti di cotone, lino, lana e seta, oggi non esistono tessuti che non possano essere colorati.

La tintura del tessile moderna è intesa come un'operazione, per lo più chimica, che permette di dare o cambiare colore a svariati materiali - non solo ai tessuti! - attraverso un bagno liquido, in cui sono disciolti degli appositi coloranti.

I materiali a cui può essere applicata questa operazione sono tanti: si va dal cuoio alle pelli e al legno ma il settore in cui la tecnica è maggiormente usata è sicuramente quello delle fibre tessili, che includono il packaging tessile, la moda e in generale ogni settore legato ai tessuti.

Come si è sviluppata nel corso dei secoli la pratica della tintura dei tessuti? Diamo uno sguardo alla storia della tintura.

Come si è evoluta la pratica della tintura

Non sono pervenute prove dirette, ma come si può constatare anche sul sito della Treccani, sembra non ci siano dubbi sul fatto che la tintura dei tessuti sia un’operazione nata nelle Indie.

Dal secolo XIV o XV a. C., furono i Fenici ad ottenere la fama di grandi tintori, per la perfezione delle tinture ottenute con la porpora di Tiro con cui tingevano i tessuti (per lo più lana) dal valore inestimabile.

Anche con gli Egizi, i Greci e i Romani la tintura dei tessuti è stata per lo più naturale, sfruttando esclusivamente elementi che si ricavavano da piante, insetti e molluschi. Ad esempio per il colore rosso venivano utilizzati derivati animali: la tinta si ricavava con un bagno di colore estratto da due diverse specie di cocciniglie. In Giappone venivano invece impiegate le alghe per colorare la seta, in seguito utilizzate anche per la realizzazione dei kimono, mentre in Cina la corte imperiale riteneva che le tecniche di tintura dovessero rimanere segrete.

È stato specialmente in Italia, dopo le crociate, che la tintura dei tessuti assunse grande importanza all'interno dell’industria tessile. Nel 1400 si avevano a Firenze ben 200 laboratori di tintoria, per poi diffondersi nel tempo anche in Francia e in Inghilterra.

Col progredire delle tecnologie, anche l’operazione di tintura si è evoluta, grazie alle nuove scoperte e soprattutto ai primi traffici commerciali, aggiungendo alle sostanze naturali anche altre sostanze chimiche e utilizzando macchinari sempre più specializzati. È in particolare all’Esposizione Universale di Londra nel 1862 che vennero presentati per la prima volta tessuti tinti con delle nuove sostanze coloranti, quelle derivate dal catrame, inaugurando l’inizio di un tipo di operazione molto meno ecologica rispetto al passato.

Le tecniche di colorazione attuali

La tintura dei filati oggi avviene soprattutto in due modalità:

  • tintura in pezza: tecnica veloce ed economica che consiste nel tingere il tessuto greggio che però dà risultati ottimali in termini di durata e solidità.
  • tintura in filo: di gran lunga migliore per la stabilità del colore, grazie all’uso di sostanze chimiche che permettono al colore di andare in profondità nella fibra, per una maggiore durata nel tempo.

La tecnica più utilizzata è quella della tintura in filo, il cui processo prevede varie tappe:

  • prima di tutto un ciclo che toglie le impurità che possono intaccare il colore
  • in seguito, il filo viene messo in un bagno alcalino che contiene delle sostanze coloranti in grado di andare a fondo nella fibra e attivare i processi chimici per fissare il colore
  • a questo punto il tessuto deve essere lavato per togliere gli eccessi di tinta
  • poi si passa all’ossidazione che fissa in modo definitivo il colore
  • dopo 12 ore di ossidazione, le rocche di tessuto vengono asciugate con una centrifuga che elimina la maggior parte dell’acqua
  • infine, per dare alla fibra il giusto grado di umidità, le rocche vengono trattate con getti d’aria oppure con le microonde.

La tintura dei tessuti oggi

La tintura dei tessuti oggi è richiesta in tantissimi settori, primi tra tutti il packaging di tessuto, nostro settore di riferimento in quanto sacchettificio, e la moda.

Il processo di tintura in realtà si sta evolvendo ancora, perché le moderne operazioni di tinture tessili sono molto criticate, sia a causa di una componente cancerogena contenuta nei coloranti di capi d’abbigliamento distribuiti da alcuni grandi brand, sia per il processo di colorazione impiegato dall’industria tessile, che è estremamente nocivo per l’ambiente a causa di una cattiva gestione degli estratti e derivati dal catrame.

I consumatori di oggi sono particolarmente attenti ad uno stile di vita sostenibile per salvaguardare la propria salute e quella del pianeta e ciò va a discapito soprattutto del settore della moda, che impiega tonnellate di acqua e di sostanze chimiche per i processi di tintura, rendendolo uno dei settori più inquinanti che ci sia.

Più fortuna ha il packaging di tessuto, un settore nato proprio dal desiderio di proporre un tipo di imballaggio più ecologico e sostenibile. Qui i processi per la produzione, ad esempio, di beauty in tessuto per cosmesi e beauty, di sacchetti in tnt per scarpe e borse o di sacchetti per gioielli personalizzati, hanno sempre un occhio di riguardo per l’ambiente, perché i processi siano ecologici e rispettosi non solo per la natura, ma anche per la salute dei consumatori.