14/01/2026
stampa DTF su maglietta bianca

Quando si parla di packaging di tessuto, gli elementi da considerare sono tanti. Il primo è sicuramente il materiale: naturale o sintetico, vergine o riciclato. E l’eventuale lavorazione estetica o funzionale. Poi è importante la forma, che dipende anche dal contenuto e dallo stile della confezione. Ultima, ma non per importanza, la personalizzazione grafica. Il tessuto può ospitare infatti decori e immagini, o loghi e scritte di vario tipo. Per realizzarli, è necessario ricorrere a una tecnica di stampa. Le possibilità sono diverse: dalla stampa a caldo, alla serigrafia, alla stampa per sublimazione o digitale. Oggi vogliamo soffermarci sulla stampa DTF (Direct-to-Film), un tipo di stampa a caldo che permette di personalizzare i tessuti con motivi anche molto elaborati senza perdere in vividezza e qualità.

Cos’è e come funziona la stampa DTF

La stampa DTF deve il suo nome al processo che si usa per trasferire le immagini da una pellicola (il film) alla stoffa. Volendo semplificare, possiamo descrivere i passaggi come segue: 

  • il disegno iniziale (un logo, un’illustrazione o un altro tipo di immagine) viene stampato su un foglio lucido trasparente attraverso un’apposita stampante che usa colori e solventi speciali;
  • la pellicola con il disegno viene quindi posizionata sul tessuto o sull’indumento di destinazione, sistemato su un piano; 
  • entrambi sono quindi fatti passare in una termopressa che, tramite calore e pressione, applica il disegno alla stoffa; 
  • quando il capo o il tessuto si sono raffreddati, è possibile rimuovere la pellicola usata per il trasferimento. 

La stampa DTF si adatta bene a vari tipi di oggetti, compresi quelli tradizionalmente più complessi da trattare, come cappellini, giacche, borse e zaini. Oltre che, ovviamente, al packaging in tessuto. Ma quali vantaggi offre e perché preferire questa ad altre tecniche?

Quali sono i vantaggi della stampa DTF?

In generale, la stampa DTF garantisce risultati ottimi, sia per fedeltà al design, sia per durata. Ma questo non è il suo unico lato positivo. 

Versatilità di materiali 

La stampa DTF supporta infatti diversi materiali, dalle fibre naturali come il cotone, al poliestere, dal denim alla pelle. Questo la rende una delle tecniche più versatili e diffuse, capace di rispondere a numerose esigenze di personalizzazione, in modo affidabile e soddisfacente. Inoltre, la stampa risulta sottile e leggera, dunque non appesantisce il materiale e non ne inficia la qualità al tatto.

Qualità di stampa e resa cromatica 

La tecnologia alla base della DTF si è evoluta di recente e oggi raggiunge esiti davvero eccellenti. Grazie alla sua elasticità intrinseca, la stampa appare nitida e omogenea, senza crepe e difformità. Il disegno dura a lungo e non sbiadisce anche dopo vari lavaggi, sebbene possano presentarsi alcuni difetti dopo un contatto prolungato con l’acqua calda. 

Ciò che colpisce di più, tuttavia, è la vivacità dei colori: la stampa DTF si presta infatti a motivi complessi ed elaborati, con palette anche molto ricche, che vengono riprodotte fedelmente sul tessuto. 

Flessibilità produttiva 

Questo metodo è vantaggioso non solo dal punto di vista qualitativo, ma anche pratico. La produzione richiede infatti un investimento iniziale contenuto e gli scarti sono ridotti al minimo, con benefici anche sul piano ecologico. Inoltre, può essere usato sia per produzioni in grandi quantità, sia per piccoli lotti o, ancora, per stampe on demand: una soluzione ideale per negozi e e-commerce più piccoli. 

Rapidità

Anche la velocità è un altro punto a favore di questa tecnologia. Rispetto a quanto accadeva fino a poco tempo fa, infatti, i macchinari si sono sviluppati molto e oggi i tempi di produzione sono piuttosto rapidi. A differenza di altre tecniche, non è necessario pretrattare i tessuti prima della stampa ed è possibile preparare le pellicole con il design in anticipo, per poi applicarle a caldo in pochi minuti.

Cosa cambia tra DTF e altre tecniche di stampa

Come dicevamo all’inizio, questa è solo uno dei processi di stampa a caldo possibili, ma le alternative sono tante. Come decidere qual è quella giusta? Tutto dipende dall’effetto che si vuole ottenere, dal materiale e dall’oggetto di destinazione. Non esiste un metodo migliore in assoluto, ma diverse soluzioni che possono – o meno – fare al caso specifico. Vediamo allora le principali differenze tra la DTF e le altre tecniche. 

Stampa DTF o DTG? Le principali differenze 

L’abbreviazione DTG sta per Direct-to-Garment (dove garment significa indumento, in inglese). A differenza della DTF, che prevede il trasferimento tramite pellicola, la DTG lavora direttamente sul tessuto. Dopo aver elaborato il file, si avvia la stampante DTG che applica l’immagine sulla stoffa grazie a inchiostri particolari: un po’ come avviene con una comune stampante domestica, solo che in questo caso al posto del foglio di carta c’è un tessuto. Affinché il decoro attecchisca bene, è consigliabile pretrattare il capo con un primer specifico. Al termine del processo, invece, è necessario fissare la stampa passando l’oggetto in una pressa a caldo o in un forno, secondo un passaggio noto come polimerizzazione. 

 

Anche in questo caso, è possibile realizzare qualunque tipo di figura o scritta, ma il risultato sarà leggermente diverso. La stampa DTF infatti assicura colori vividi e brillanti, ma la qualità fotografica è migliore con la DTG. Pertanto, per grafiche vettoriali a tinte piatte anche molto dettagliate, è preferibile la prima, ma per fotografie o immagini più realistiche è meglio orientarsi sulla seconda. I tessuti infatti tendono ad assorbire gli inchiostri della DTG, rendendo l’effetto più morbido e “pastoso”. Nessun timore invece per quanto riguarda crepe e difetti, purché il lavaggio sia fatto con l’indumento a rovescio e a massimo 30°.  

Entrambe le tecniche supportano bene livelli di produzione elevati o minimi, adattandosi a qualunque esigenza comprese quelle del print on demand. 

DTF, serigrafia e stampa per sublimazione a confronto

E le altre tecniche, come serigrafia e stampa per sublimazione? Ciascuna ha caratteristiche proprie, che vale la pena considerare per decidere qual è la metodologia più giusta per il lavoro da fare. 

Nello specifico: 

  • la serigrafia consiste nel trasferimento del colore da un telaio al tessuto. Si tratta di un metodo noto fin dall’antichità e oggi industrializzato, veloce e abbastanza economico. Può essere utilizzata per ogni tipo di tessuto, dal cotone all’ecopelle, e garantisce colori vividi e stampe accurate. Tuttavia, è sconsigliato per i decori o le scritte più minute perché il passaggio dal telaio al tessuto rende la stampa potenzialmente imprecisa; 
  • la stampa per sublimazione avviene grazie al passaggio del colore da un foglio di carta speciale al tessuto, tramite una pressa a caldo industriale. Le tinte penetrano nella trama del tessuto, riportando il disegno sul supporto desiderato. Velluto, seta, jersey, ma anche lycra e tessuti misto cotone si prestano bene alla stampa sublimatica purché siano bianchi (con toni più o meno caldi): questo metodo infatti non lavora con colori bianchi, ma può riprodurre tutta la gamma degli scuri anche sull’intera superficie, modificando quindi la cromia del tessuto di partenza. 

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Come abbiamo visto, ogni tecnica ha pro e contro specifici, che è bene conoscere prima di avviare un processo di produzione. Noi di Sacchetti di Tessuto siamo esperti non solo di materie prime, scelte secondo criteri elevati di tracciabilità, qualità e sostenibilità, ma anche di metodi di stampa e personalizzazione. Per questo, seguiamo con cura e attenzione ogni progetto, consigliando i nostri clienti sulle diverse opportunità di customizzazione del loro packaging. 

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