Cotone di mussola: cos’è e come si lavora

cotone di mussola

Cotone di mussola: cos’è, come nasce, come si lavora

Nella Mezzaluna fertile, sulle sponde del fiume Tigri, sorge Mosul. La città irachena, un tempo chiamata Ninive - un ricco centro dell’antica Mesopotamia - dà il nome al cotone di mussola o mussolina (o ancora madapolam), un tessuto morbido e leggero, dall’armatura simile alla tela (fonte Treccani.it).

Scopriamo insieme la storia, la lavorazione e l’utilizzo di questo tessuto antichissimo, amato da Maria Antonietta, indossato dalle signore di tutta Europa nell’800 e usato ancora oggi per realizzare camicette, abiti, teli, lenzuola e articoli per neonati.

La storia della mussola e del suo utilizzo

Il nome mussola deriva dalla città di Mosul, ma pare che l’origine del cotone di mussola sia bengalese. Il tessuto dalla trama molto rada e semitrasparente – e per questo così simile alle garze usate per medicare le ferite – nasce a Dacca, la capitale dell’odierno Bangladesh, nel Golfo del Bengala.

Oggetto di numerose leggende, la mussola è antichissima, tanto che lo stesso Marco Polo descrive un tessuto simile ne Il Milione (1298 circa) quando, visitando il reame di Mosul, racconta di panni di seta e d’oro: un tessuto molto fino e leggero che, quasi certamente, corrisponde alla mussola.

L’origine del cotone di mussola, però, è ancora più antica. Pare che già nel II secolo a.C., nella Valle dell’Indo, esistessero abiti realizzati con questo cotone e che nel IX secolo la mussola bengalese fosse commercializzata in tutta l’Asia Centrale. Inoltre, pare che questo tessuto fosse usato anche come fondo per realizzare i Thangka, stendardi buddisti dipinti a mano e diffusi in Tibet, Bhutan e Nepal.

La prima mussola era nota col nome Mulmul (o Malmal) ed era un tessuto intrecciato a mano, realizzato con i migliori filati, prodotti con un cotone coltivato nell’India orientale, lungo le rive del fiume Brahmaputra: il "Phuti karpas" (Gossypium arboreum var. neglecta).

Il “vento intrecciato” che conquista la corte del Re di Francia

Leggerissima e semitrasparente, la mussola era chiamata anche “vento intrecciato”.

A cavallo tra la metà del 1200 e i primi decenni del 1300, il poeta e studioso indo-persiano Amir Khusrau descriveva questo particolare tipo di cotone come:
Il “tessuto del Bengala” la cui trama è così fine che il corpo è visibile attraverso di essa. Si potrebbe piegare un intero pezzo di questo tessuto all'interno dell'unghia, ma è abbastanza grande da coprire il mondo quando aperto.

Secoli dopo, sotto la Dinastia Moghul, conosciuta anche come Mughal (1526-1857), la mussola raggiunse una notorietà ancora più grande: intrecciato a mano, questo cotone dava forma alle Jamdani, un tessuto colorato e decorato con fili d'oro, la cui lavorazione è stata poi dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO.

Fra il XVII e il XVIII secolo, il cotone di mussola arrivò in Europa e la sua popolarità si diffuse, anche grazie alla Regina di Francia, Maria Antonietta. Trend setter dai gusti eccentrici e provocatori, Marie Antoinette influenzò la moda di tutte le corti europee e contribuì a far conoscere à la noblesse dell’epoca il cotone di mussola.

Il tessuto a quel punto divenne parte integrante del corredo della nobiltà del Vecchio Continente, conquistando anche Giuseppina e Paolina Bonaparte. La moda dei primi dell’800 era chiara: giovani e meno giovani indossavano rigorosamente abiti in mussola e cotone, leggeri e impalpabili.

Non a caso, nei ritratti delle dame dell’epoca - e che possiamo ammirare ancora oggi - spiccano abiti stile impero con teneri sbuffi e panneggi delicati dai toni chiari o bianchi, che accarezzano il corpo in dolce contrasto con le spalle nude e il collo scoperto.

Il cotone di mussola oggi

L’antichissima lavorazione a mano della mussola del bengala si è persa nei secoli. 200 anni fa fu sostituita da quella industriale, iniziata fra il 1700 e il 1800 nel Regno Unito, anche se oggi alcuni ricercatori stanno lavorando per recuperare le tecniche del passato.

Oggi troviamo la mussola in diversi settori, oltre all’abbigliamento. Il cotone di mussola si usa per produrre biancheria, teli, lenzuola e tessuti per i neonati: le mussole. Queste ultime sono copertine per neonati di misura variabile (70x70 cm o 120x120 cm) realizzate con cotoni certificati OEKO-TEX®, GOTS (Global Organic, Textile Standard) ed EcoCert.

Mussola, mussolina e bisso

Non solo cotone di mussola. In commercio esiste anche una versione ancora più leggera: la mussolina.

Diversa dalla pelle d’uovo - un tessuto dalla consistenza simile alla pelle dell’uovo dopo la cottura -, la mussolina è fine e sottile, come il bisso di cotone. Quest’ultimo è un tessuto molto difficile da trovare e non va confuso con il bisso ricavato dal mollusco Pinna nobilis, da cui si ottiene una fibra dorata, simile alla seta. Noto col nome “filo dell’acqua” e impercettibile al tatto, il bisso raccolto dal grande bivalve si usava per confezionare gli abiti di Re e potenti del passato!

Lavorazione della mussola

Il tessuto di mussola può essere di cotone, ma anche di lana, fibre di seta e fibre miste. Seppur leggero, può essere tinto, ricamato o stampato. Il suo peso varia fra i 50 e i 90 grammi al metro quadrato e perché un tessuto sia definito mussola, deve rispettare alcuni requisiti:

  • i fili di trama che lo compongono devono essere più sottili di quelli dell’ordito;
  • la sua densità deve essere di circa 26 fili e 24 trame al centimetro.

Lavaggio e cura del tessuto

La mussola è un tessuto resistente ma, data la sua leggerezza, va trattato con cura.
Si può lavare sia a mano che in lavatrice, accertandosi di non superare il 40° di temperatura. In lavatrice si può usare la centrifuga, ma è bene limitare al minimo il numero dei giri e se si lava a mano, la mussola non va strizzata. È meglio evitare l’asciugatrice, perché tende a seccare i tessuti.

La mussola può essere stesa ad asciugare, ma non va esposta direttamente al sole. Si può stirare, ma è consigliabile farlo quando il tessuto è ancora umido, ponendo un panno tra il capo di cotone di mussola e il ferro da stiro.

Perché preferire la mussola agli altri tessuti

Simile all’organza, che è in poliestere, la mussola è un tessuto di origine vegetale. Entrambe hanno struttura e fattezza simili: sia organza che mussola sono semi-trasparenti.

Tuttavia, mentre la prima è un tessuto sintetico, la mussola è una fibra naturale realizzata con cotone e nel caso dei sacchetti di cotone di mussola che produciamo in Sacchetti di Tessuto, si tratta di cotone naturale certificato. Ecco un esempio, un sacchetto di mussola di cotone naturale con chiusura a coulisse e nastrino:

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Una curiosità!

Si dice che già gli antichi Romani conoscessero la mussola e che la chiamassero “aria tessuta”. Era così amata dalle matrone da dar vita a una leggenda secondo cui, a Roma, un’oncia di mussola si vendesse per un’oncia d’oro!