La lana: una fibra unica con infiniti usi e vantaggi

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    La lana: una fibra unica con infiniti usi e vantaggi

    Quando si indossa un maglione o un cappotto, difficilmente si pensa che il materiale con cui è fatto ha origini antichissime. Infatti la lana è una delle fibre note e utilizzate dall’uomo fin dalle prime civiltà storiche e continua ad essere impiegata ancora oggi per produrre capi di abbigliamento, complementi di arredo e packaging. Merito delle sue caratteristiche e qualità uniche: scopriamole insieme in questo articolo.

    Breve storia e mercato

    La lana è una fibra naturale ricavata dal pelo di alcuni animali. Nella maggior parte dei casi si tratta del vello delle pecore, che viene tosato e lavorato per diventare tessuto. Diffusissima ancora oggi in tutte le parti del mondo, era già conosciuta in epoche remote: pare infatti che già i Sumeri, nel 5000 a.C., usassero questo materiale per produrre indumenti; ma furono i Babilonesi a scoprire e sviluppare la sua lavorazione, sebbene a uno stadio ancora elementare.

    Le prime testimonianze della lana in Europa risalgono al 1500 a.C., quando in Grecia e nel sud d’Italia si diffondono laboratori tessili, gestiti prevalentemente da donne. In età classica, Taranto spicca per la sua lana pregiata.

    Nel Medioevo la fabbricazione della lana passa dalla dimensione locale a quella internazionale. Da questo momento in poi, i commerci si intensificano, con centri specializzati nella produzione della materia prima e altri votati solo alla lavorazione. L’Inghilterra del Rinascimento, ad esempio, è uno dei maggiori esportatori di lana grezza e panni di lana, acquistati da altri Paesi – come la Firenze medicea, dove era presente la potente corporazione di mestiere dell’Arte della Lana – per essere trasformati.

    Una situazione che si consolida e prosegue, con alcuni cambiamenti, fino alla Rivoluzione industriale del XIX secolo che introduce metodi di produzione meccanizzati capaci di velocizzare tutto il processo.

    Il mercato della lana conosce un momento di crisi verso la metà del Novecento, quando iniziano ad affermarsi le fibre sintetiche, più pratiche e meno costose. Tuttavia, questa fibra tessile non è stata mai messa da parte davvero e tuttora rappresenta uno dei materiali più comuni nell’industria della moda e non solo. Ad oggi, i maggiori produttori di lana al mondo sono Australia, Nuova Zelanda, Cina e Stati Uniti.

    Caratteristiche e proprietà della lana

    La lana ha dalla sua numerose qualità, che la rendono perfetta per svariate applicazioni tessili. Tra le sue caratteristiche principali troviamo ad esempio:

    • Isolamento termico: grazie alla loro configurazione particolare, le fibre di lana trattengono l’aria proteggendo il corpo dal freddo;
    • Capacità di assorbire l’umidità: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la lana è anche un ottimo materiale durante il periodo estivo perché cattura umidità senza sembrare bagnata;
    • Elasticità: una proprietà che riduce moltissimo il rischio di pieghe e sgualciture, la lana resiste infatti bene alle deformazioni;
    • Resistenza al fuoco: la lana è quasi del tutto ignifuga poiché brucia a temperature più elevate rispetto ad altre fibre e, a differenza di quelle sintetiche, produce fumi meno tossici;
    • Antiodore, antibatterica e antimacchia: anche la formazione di cattivi odori è inibita dalle naturali proprietà antimicrobiche e antibatteriche di questo materiale, che resiste bene anche alle macchie.

    Versatile, confortevole e resistente, la lana può essere lavorata in tanti modi e si presta a molteplici utilizzi: può essere indossata a contatto con la pelle o adoperata per produrre accessori e oggetti di vario tipo, compreso il packaging.

    Le lavorazioni della lana: le principali fasi del ciclo produttivo

    Per poter ottenere il tessuto, la lana viene sottoposta a un processo piuttosto lungo, fatto di diverse fasi: vediamo le principali. Si inizia con la tosatura, ovvero il prelievo del manto dell’animale, che avviene in determinati periodi dell’anno (quando è più folto, solitamente in primavera/estate).

    Il secondo passaggio è la cernita: la lana viene selezionata in base alla qualità, al colore, alla consistenza e alla lunghezza delle fibre e destinata a prodotti di fascia più alta o più bassa. Terminate queste fasi preliminari, si passa al lavaggio e alla cardatura: il primo serve a rimuovere residui vegetali e organici; la seconda consiste invece in un processo meccanico fondamentale per ripulire la lana da eventuali impurità rimaste e parallelizzare le fibre, districando i nodi.

    Dopo la stiratura, si procede con l’affinamento e, a seguire, con la filatura. Questa può avere diverse modalità a seconda di cosa si vuole ottenere e produrre: la filatura pettinata, ad esempio, è particolarmente adatta alle creazioni di maglieria; la filatura cardata, che dona volume e morbidezza, è usata soprattutto per maglieria e tessuti per la casa; la filatura semipettinata, una via di mezzo, che restituisce un filato più ruvido, dunque spesso adoperato per la realizzazioni di tappeti.

    La tessitura, infine, viene realizzata tramite telai che incrociano più filati insieme (trama e ordito).

    Tipi di lana

    La lana infatti non è tutta uguale e si distingue in diverse varianti a seconda dell’animale da cui è ricavata, del diametro delle fibre e dalla lavorazione. Tuttavia, per semplificare, citiamo quelle più note, ovvero:

    • Lana d’Angora: ottenuta dai conigli d’Angora, originari della Turchia. Il filato è molto sottile e morbido e, per questo, destinato a capi di lusso, spesso in abbinamento ad altri filati che ne aumentano la resistenza. Tuttavia, i metodi produttivi non sempre rispettosi lo rendono piuttosto controverso;
    • Mohair: ricavato invece dalle capre d’Angora. Resistente ed elastico, è anche molto confortevole e viene impiegato per creare capi d’abbigliamento caldi e poco soggetti a infeltrimento;
    • Lana Merino: deriva dalle pecore Merino, molto diffuse in Australia. Leggera ma molto calda, è perfetta per realizzare sia indumenti casual che pezzi di alta moda;
    • Cashmere: si produce a partire dal manto di una capra tibetana, allevata soprattutto in India, Turchia, Iran, Mongolia e Russia. Morbida e lucida, permette di creare capi piacevolissimi da indossare e con un tocco chic;
    • Lana di Alpaca: proveniente dai camelidi tipici dell’America del Sud, ha ottime proprietà isolanti e per questo viene impiegata per capi di abbigliamento come cappotti e simili;
    • Lana Shetland: dal nome delle pecore delle omonime Isole al largo della Scozia, offre un piacevole calore naturale ed è spesso usata per indumenti da esterno;
    • Lana di Vigogna: si ottiene dall’omonimo camelide che vive sulle Ande e che produce un sottovello molto fine e sottile. Ne deriva una lana molto pregiata, lasciata nel suo colore naturale perché incompatibile con i trattamenti chimici.

    A queste, si aggiunge anche lo Shatoosh, una lana estremamente pregiata e oggi vietata perché l'antilope tibetana (Chiru) da cui proviene è a rischio di estinzione.

    Gli usi della lana: abbigliamento e non solo

    Come abbiamo visto, la lana è particolarmente apprezzata per la confezione di abbigliamento: magliette, maglioni, ma anche pantaloni, cappelli e cappotti sfruttano questo materiale e le sue proprietà uniche. Designer e brand, tuttavia, non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di creare anche pochette, borse e calzature, o ancora rivestimenti per la casa, cuscini, plaid e biancheria da letto.

    La lavorazione della lana permette infatti di ottenere tessuti più o meno morbidi e robusti, come la cosiddetta lana cotta. Ottenuta tramite un processo di infeltrimento della lana cardata che indurisce le fibre, si presta a ulteriori utilizzi, tra i quali il packaging. Una soluzione ottimale per sacchetti di tessuto originali, destinati a prodotti speciali come flaconi di cosmetici e accessori delicati, come cinture o pezzi unici.

    La lana è sostenibile?

    La sostenibilità del settore tessile è una questione aperta e problematica che solleva numerose preoccupazioni e perplessità. Ecco perché molti produttori, spinti anche da una crescente attenzione dei consumatori, si stanno orientando su materiali eco-friendly.

    La lana, in linea generale, è un materiale ecologico: è una fibra naturale e la sua lavorazione non ha un impatto ambientale elevato, se si esclude il lavaggio (che varia a seconda di quanta acqua e di quali sostanze vengono usate). Anche i residui di lana si biodegradano nell’ambiente.

    Naturale sì, ma non sempre etico: la tosatura, infatti, è spesso condotta con pratiche irrispettose degli animali. Una delle procedure più nocive è il cosiddetto mulesing, ovvero il prelievo di intere strisce di pelle delle pecore, vive e senza anestesia, per evitare possibili danni al pelo. Per questo sono nate etichette specifiche (mulesing-free e cruelty-free, ad esempio) e certificazioni ad hoc che attestano la produzione responsabile della lana.

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