Il rating di WWF sull’industria tessile e l’abbigliamento

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Il rating di WWF sull’industria tessile e l’abbigliamento

Il tema della sostenibilità ambientale è tra i più discussi e coinvolge anche l'industria tessile e l'abbigliamento, settori che hanno un notevole impatto sull’ecosistema e sulla salute. A tal proposito il WWF ha stabilito un rating per valutare le prestazioni ambientali di aziende che operano in diversi settori, constatando che quello dell’abbigliamento, con ben 1,7 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, contribuisce in modo significativo alle emissioni globali di gas serra, oltre a richiedere un elevato consumo idrico, e produce ogni anno 2,1 miliardi di tonnellate di rifiuti.

Le mode sono sempre più veloci e il Fast Fashion - l’abitudine di alcune aziende di rinnovare continuamente le proprie linee di abbigliamento per poter soddisfare le richieste dei clienti - aggrava la situazione..

A tal proposito, basandosi sui dati dell’Oekom Research, il WWF ha analizzato l’impegno ecologico di 12 marche tessili, constatando che più di metà delle aziende controllate non ha ancora adottato misure per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Una tendenza che potrebbe peggiorare. Secondo le previsioni, il fabbisogno di abbigliamento continuerà a crescere, passando dai 62 milioni di tonnellate del 2015 a 102 milioni nel 2030.

Cosa possono fare le aziende per affrontare il problema

Secondo il WWF, l’industria dell’abbigliamento può contribuire a riportare armonia tra l’uomo e la natura, ma c’è ancora molta strada da fare. Le aziende, per continuare il loro business, dovranno ridurre il proprio impatto ecologico, anche perché sono prima di tutto i consumatori a essere più attenti alla loro salute e all’ambiente e a cercare prodotti meno inquinanti. Ciò che le aziende possono fare a questo punto è rendere la loro attività più sostenibile e adottare strategie di Green Marketing. Una scelta che aiuta anche a migliorare l’immagine del brand.

In particolare, il WWF, suggerisce tre ambiti di intervento:

  1. Efficienza ecologica: l’industria tessile deve intervenire e migliorare i meccanismi di produzione, principale causa dell’inquinamento, e quindi sul consumo di acqua, l’inquinamento idrico e l’uso di prodotti chimici.
  2. Innovazione e trasformazione: bisogna ridurre al minimo il consumo di risorse e l'impatto negativo sull'ambiente, nonostante la crescita attesa del settore nel futuro e ciò è possibile implementando nuovi modelli di business e tecnologie innovative.
  3. Consumo sostenibile: incentivare la condivisione, lo scambio e il riciclaggio dei capi di abbigliamento tra i consumatori, per ridurre il consumo di abiti.

Il modello di produzione delle aziende, consiglia WWF, deve quindi cambiare rotta e fondarsi sulla promozione della riduzione degli acquisti, del riciclo dei capi di abbigliamento, del riutilizzo e della condivisione. E non solo, può anche incentivare la promozione di eventi e iniziative a basso impatto ambientale e sociale e scegliere materiali e packaging sostenibili.

Cosa possono fare i consumatori per affrontare il problema

Il WWF non si rivolge solo alle aziende, ma anche ai consumatori, attraverso un lavoro di informazione e sensibilizzazione. Secondo il report di WWF, i consumatori possono contribuire a ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile con le proprie azioni:

  • comprando meno;
  • semplificando il loro stile e scegliendo vestiti di qualità migliore in termini di sostenibilità;
  • comprando vestiti di seconda mano o prodotti sostenibili.

Aumentando la richiesta di abbigliamento ecosostenibile, le aziende di moda dovranno adattarsi al mercato abbandonando la Fast Fashion e scegliendo una via più etica e sostenibile. Questo significa utilizzare tessuti naturali di origine biologica - come cotone, lino, canapa, juta e altri - o tessuti artificiali di origine naturale biodegradabili o riciclabili.