Cos’è, dove nasce e come si lavora la Juta

Chicco di caffè in sacchetto di Juta

Juta o canapa di Calcutta: cos'è, dove nasce e come si lavora

Direttamente dalle regioni tropicali dell’Asia, la juta è una delle più antiche fibre tessili della storia. Prediletta fin dall’antichità per la sua capacità di prosperare nei climi umidi dell’India, la juta era perfetta per la manifattura di cordami, per la tessitura di tipi ordinari di tela e per i sacchi di derrate alimentari coloniali come caffè e cacao. Era, e resta tutt’ora, seconda soltanto al cotone in termini di utilizzo, consumo globale, produzione e disponibilità. Il suo arrivo in Occidente non è stato immediato - parliamo del XVIII secolo circa - ma col tempo ha suscitato sempre più interesse grazie alla sua totale biodegradabilità che oggi ci regala sacchetti in tessuto di juta resistenti ed ecologici per proteggere alimenti e oggetti.

Ma da dove arrivano i sacchetti di juta che usiamo così tanto?

Arrivano dalla lavorazione di una fibra tessile naturale ricavata dalle piante del genere Corchorus Capsularis, appartenente alla famiglia delle Malvaceae, presente in grandi quantità nelle regioni monsoniche dell’Oriente. La crescita di questa pianta è sensibile alle precipitazioni, per questo la maggior produzione mondiale della juta avviene nell’area del fiume Gange, un luogo umido e con piogge non troppo intense né troppo scarse, condizioni perfette per far prosperare le coltivazioni. La pianta può raggiungere fino ai 4 metri di altezza e può avere varie colorazioni: dal bianco tendente al giallognolo al grigio-argento o in varie gradazioni di marrone. Si presenta in due varietà: la Corchorus olitorius dai riflessi dorati e la già citata Corchorus capsularis che presenta riflessi argentei.

La storia della pianta e del suo utilizzo

Rispetto ad altre fibre tessili, la juta è arrivata relativamente tardi in Europa. Ma il suo utilizzo risale ai tempi dei faraoni! In Egitto si coltivava la varietà di juta Corchorus olitorius per avere cibo nutriente dalle foglie e fibra resistente dai fusti. Un uso condiviso anche da altre popolazioni di Africa e Asia che l’apprezzavano per le stesse qualità e usavano la juta sia come cibo che sotto forma di fibra tessile. In Europa arriva solo intorno al 1700, quando gli inglesi iniziano a commerciare la fibra di juta. Nel XVIII secolo la juta era usata non solo per il settore tessile, ma anche per la pesca, l’edilizia e nell’industria delle armi. Infatti, all’inizio, la sua consistenza grezza si prestava solo per la lavorazione a mano. Questo fino a quando non si scoprì che con l’olio di balena poteva essere ammorbidita abbastanza per la lavorazione a macchina. A quel punto il commercio di juta aumentò vertiginosamente fino agli anni ‘70 del 1900, quando iniziò a vacillare a causa dell’ingresso sul mercato di nuove fibre tessili sintetiche più economiche.

 

 

E oggi?

Oggi la juta non ha perso valore, anzi in un contesto di grande attenzione per le condizioni ambientali è molto apprezzata per la sostenibilità della sua coltivazione. Gli usi che se ne fanno sono tantissimi. Nei trasporti è utilizzata per gli imballaggi, soprattutto di beni agricoli, come sacchetti per caffè o sacchetti per legumi. In agricoltura si usa per contenere le radici e riparare il fusto delle piante. Ma è soprattutto nel settore tessile che è impiegata per la creazione di tanti tipi di oggetti decorativi che possono essere utilizzati e riutilizzati come, per esempio, porta vasetti di fiori, pochette in juta naturale da usare come borsa o porta documenti o ancora sacchetti portabottiglie per rendere più grazioso ed elegante un regalo.

Lavorazione e lavaggio del tessuto

I fusti di juta vengono prima raccolti dalla piantagione e poi sottoposti alla macerazione, per liberare dal verde le fibre: dopo l’essiccazione vengono immersi in acqua per una ventina di giorni e successivamente essiccati di nuovo. Le fibre ricavate alla fine di questo processo vengono lavate, asciugate e assemblate in balle. La parte legnosa, che rimane dopo la macerazione in acqua, si utilizza come legna da ardere. Mentre il tessuto che si ottiene, la tela di iuta, viene oggi destinato per lo più alla fabbricazione di imballaggi e sacchetti. Nonostante sia un tessuto molto resistente, bisogna essere cauti nel lavaggio, perché tende spesso a sfilacciarsi. Quindi se per esempio devi lavare un sacchetto in juta per frutta secca, un sacchetto porta vaso o altri tipi di sacchetti in juta, ti consigliamo il lavaggio a mano in acqua fredda, utilizzando detersivo per tessuti delicati ed evitare di strizzare la stoffa per non danneggiare la forma originale del prodotto. Per togliere le macchie, invece, è meglio tamponare con una spugna inumidita in acqua e ammoniaca. La juta ha spesso un odore molto caratteristico. Se non è molto forte si elimina semplicemente esponendo la tela all’aria. Altrimenti basta lasciare un po’ di bicarbonato sul tessuto per un paio di giorni e successivamente risciacquarlo.

Perché preferire la juta agli altri tessuti?

Se devi realizzare degli imballaggi compatti, robusti e allo stesso tempo leggeri e con spessore, la juta è indubbiamente un’ottima scelta. C’è poi l’aspetto della sostenibilità. Ogni tessuto si distingue per alcune particolarità e la juta spicca fra gli altri perché è completamente biodegradabile e riciclabile e anche la sua coltivazione è sostenibile. Queste sono tutte caratteristiche che la rendono versatile. La juta infatti è perfetta per i più svariati utilizzi e può essere riciclata in tanti modi utili a trasformarla in oggetti nuovi o in decorazioni per la casa.

Come riutilizzare un tessuto in juta: spunti e idee creative

Abbiamo cercato online alcuni consigli per riutilizzare la juta. Puoi metterli in pratica subito con il tessuto che hai in casa. Per esempio, se hai un vecchio sacco di juta natalizio che non utilizzi da tanto tempo, perché non trasformarlo in qualcos’altro? Se invece hai un’azienda attenta alla sostenibilità e imballi i tuoi prodotti con sacchetti in juta, potresti condividere questi suggerimenti con i tuoi clienti. Ecco alcune idee per riciclare il tuo tessuto di juta:

1. Trasformare un sacchetto per chicchi di caffè in portavasi e altri oggetti

Con un sacco di juta potresti creare un portavasi per piccole piante. Sul mercato trovi tanti tipi di sacchetti porta vaso in juta perfettamente cuciti e confezionati, ma se hai un po’ di juta che ti avanza e ti appassiona il fai da te, puoi tagliare un pezzo di tessuto e avvolgerlo intorno al vasetto, legandolo con un nastro colorato o bianco per tenerlo fermo. Oppure perché non creare dei graziosi portaposate da usare per cene speciali? Basta ritagliare due rettangoli di dimensioni diverse dal sacco da riciclare, mettere il rettangolo di stoffa più piccolo su quello più grande e cucire su tre lati. Lasciando un lato aperto si creerà una tasca in cui inserire le posate. Cucendo un merletto tutto intorno puoi rendere il tutto più elegante. Un’altra idea simpatica, in vista del Natale, crea delle piccole decorazioni natalizie, come queste

 

2. Trasformare un sacchetto in juta stampato in un cuscino e altre idee

Se il sacco che hai a disposizione è stampato, allora il modo migliore per riciclarlo è trasformarlo in un cuscino. Basta semplicemente riempire il sacco con vestiti, vecchi asciugamani che non usi più o con della lana e poi cucire i bordi per bene. Il risultato è un complemento d’arredo originale. Ma esistono molti altri modi per riciclare vecchi sacchi di juta. Perché non creare un bel portachiavi? Basta tagliare la parte stampata del sacco, inserire del cotone, applicare un gancio e ricucire, Oppure puoi optare per un’idea semplicissima, ma sempre apprezzata: taglia la juta in più in tanti quadratini e usala per coprire il coperchio dei vasetti che hai in casa, come nell’immagine qui sotto. IMMAGINE

Curiosità

Il termine “Juta” non è l’unico modo con cui possiamo indicare questo tipo di tessuto. È anche conosciuta come Corcoro (da Corchorus Capsularis) e come Canapa di Calcutta, per la somiglianza e la parentela lontana che ha con la canapa. Nella lingua italiana è considerato corretto scrivere sia “iuta” che “juta”.